Adriano Olivetti -
“La fabbrica deve essere un luogo dove c’è giustizia e domina il progresso, dove si fa luce la bellezza, e l’amore, la carità e la tolleranza sono nomi e voci non prive di senso”

Settant’anni fa un imprenditore italiano decise che il benessere delle persone veniva prima del profitto. Oggi il Ministero della Cultura porta lo stesso sguardo nelle politiche culturali del Paese: prima la persona, poi il ruolo. Prima la comunità, poi il territorio.
Vista aerea di Ivrea sul lago, territorio del Piano Olivetti

Cos’è il Piano Olivetti per la cultura

Cultura come bene comune e strumento di rigenerazione.

Il Piano Olivetti per la cultura assume la visione di Adriano Olivetti come guida dell’azione ministeriale, traducendola in strategie concrete per promuovere una fruizione piena e integrata del patrimonio culturale. Il Piano intende ripensarne la funzione, innovare linguaggi e modalità di accesso e ridefinire gli spazi della cultura, perché essa non resti circoscritta in luoghi e ambiti specifici, ma diventi un elemento vivo e condiviso della comunità.

Piano Olivetti per la cultura

Non solo le grandi città. L’Italia intera.

Il Piano Olivetti non guarda soltanto ai grandi centri urbani: guarda all’Italia intera, ai borghi, alle periferie, alle comunità che raramente vengono ascoltate. Ogni territorio, piccolo o grande, può portare il proprio contributo e diventare parte attiva di un percorso condiviso. Non è una politica calata dall’alto, ma una crescita che nasce dal basso — fatta di persone, luoghi e storie che si intrecciano.

Borgo italiano su una collina, simbolo delle comunità del territorio

Adriano Olivetti


Ritratto di Adriano Olivetti
“La fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.”

Adriano Olivetti pagò i suoi operai il doppio della media nazionale, perché credeva che un salario giusto fosse il primo gesto di rispetto verso una persona. Costruì asili e servizi sociali dentro la fabbrica, portò Sartre, Mumford e Simone Weil nelle biblioteche di Ivrea. Non separò mai il lavoro dalla cultura, né l’impresa dalla comunità. Immaginò un’azienda al servizio delle persone, prima ancora che del profitto — e pensò la cultura come un bene di tutti.

Il Premio Olivetti per l’accessibilità culturale

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Un riconoscimento che guarda al coraggio, non alla grandezza

Il Premio non premia l’eccellenza dei grandi. Premia il coraggio dei piccoli: chi ha scelto di credere che la cultura sia un diritto di tutti, non un privilegio riservato a pochi, e lo ha dimostrato con un progetto concreto sul proprio territorio.

I progetti

Il Piano Olivetti per la cultura valorizza e diffonde l'eredità culturale, sociale e imprenditoriale olivettiana attraverso una progettualità dinamica e diffusa. 

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