Piano Olivetti per la Cultura, il Direttore generale Stefano Lanna a LuBeC: «Le competenze sono una condizione essenziale per attuare le politiche culturali»
«Le competenze non sono una fase successiva all’elaborazione delle politiche culturali, ma una condizione essenziale per la loro attuazione. Investire nella formazione significa rafforzare la capacità delle istituzioni e dei territori di trasformare gli obiettivi in interventi concreti e duraturi». Lo afferma il Direttore generale del Piano Olivetti per la Cultura, che interverrà al seminario «Competenze e formazione per il Piano Olivetti per la Cultura», in programma il 15 ottobre, dalle 11 alle 12.30, nell’ambito della XXII edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali, al Real Collegio di Lucca.
L’incontro, promosso dalla Fondazione Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali insieme al Ministero della Cultura, sarà dedicato al ruolo della formazione e delle competenze professionali nell’attuazione del Piano Olivetti, con particolare attenzione alle capacità amministrative, alla progettazione integrata e alla collaborazione tra istituzioni e soggetti del sistema culturale.
«Il Piano Olivetti introduce un approccio che richiede di guardare ai bisogni dei territori, promuovere reti anziché interventi isolati e considerare l’accessibilità, la partecipazione e la rigenerazione culturale come componenti strutturali delle politiche pubbliche», sottolinea il Direttore generale. «Per realizzare questi obiettivi non bastano le risorse economiche: servono professionalità in grado di costruire partenariati, gestire processi complessi, utilizzare i dati, valutare i risultati e accompagnare le trasformazioni, comprese quelle legate all’innovazione digitale e all’intelligenza artificiale».
Nel corso del seminario sarà approfondito il rapporto tra formazione e fabbisogni effettivi delle amministrazioni e degli operatori culturali. La sfida è superare una concezione della formazione limitata alla semplice offerta di corsi, per collegarla direttamente agli obiettivi delle politiche pubbliche e alle capacità necessarie per conseguirli.
«La domanda da porsi non è soltanto quali corsi offrire, ma quali competenze siano necessarie per realizzare gli obiettivi del Piano. La formazione produce un risultato significativo quando, oltre alle conoscenze acquisite, lascia strumenti di progettazione, relazioni professionali e una maggiore capacità di lavorare insieme», evidenzia il Direttore generale.
Un’esigenza particolarmente rilevante per i piccoli comuni, i borghi e le aree interne, dove la ricchezza del patrimonio culturale si accompagna spesso a risorse amministrative e professionali limitate. In questi contesti, il rafforzamento delle competenze rappresenta una condizione decisiva per migliorare l’accesso alle opportunità culturali, consolidare i progetti nel tempo e ridurre le disuguaglianze territoriali.
A confermare la crescente attenzione verso questi temi sono anche le attività avviate dalla Direzione generale nel primo anno di operatività. La ricognizione delle iniziative riconducibili agli obiettivi del Piano ha individuato circa 180 progetti nei diversi ambiti di intervento del Ministero della Cultura, dalla rigenerazione culturale all’accessibilità, dalle biblioteche agli archivi, dalla digitalizzazione all’educazione e alla partecipazione. A questi dati si aggiungono le 680 candidature ricevute per il Premio Olivetti per l’accessibilità e le numerose richieste di confronto e valutazione progettuale provenienti da amministrazioni e istituzioni culturali.
«Questi numeri restituiscono l’immagine di un sistema culturale nel quale esiste una domanda significativa di accompagnamento, competenze e strumenti di valutazione. Occorre mettere in relazione le esperienze già avviate, favorire la circolazione delle conoscenze e valorizzare le pratiche capaci di produrre risultati, affinché le opportunità offerte dalle politiche culturali possano tradursi in benefici concreti per le comunità», osserva il Direttore generale.
Il confronto di LuBeC intende contribuire a individuare le competenze necessarie per sostenere l’attuazione del Piano Olivetti e rafforzare la capacità del sistema culturale di rispondere alle esigenze dei territori. Un percorso che richiede il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, delle istituzioni culturali, delle università, delle scuole, del Terzo settore, delle imprese e delle comunità locali.
«Il riferimento ad Adriano Olivetti resta attuale perché richiama una concezione dello sviluppo che non separa la crescita economica dalla qualità del lavoro, delle istituzioni e delle comunità. Per il Piano Olivetti investire sulle competenze significa investire sulla capacità dei territori di governare consapevolmente il proprio futuro. È su questa capacità, e non soltanto sul numero di persone coinvolte nelle attività formative, che dovremo misurare i risultati del nostro impegno», conclude il Direttore generale.